LABORATORIO STORIA & MULTIMEDIA

Tesi di diploma anno scolastico 1998-99

SENTIERI PARTIGIANI IN VAL SANGONE

a cura di Veronica Ugazio

Prima di cominciare a descrivere quali potrebbero essere questi percorsi, è secondo me necessario, introdurre un po’ l’argomento e ricordare soprattutto, quali sono stati gli eventi più importanti in quel periodo almeno nella mia vallata, che del resto è la valle a cui io faccio riferimento in questo mio lavoro.

Bisogna innanzi tutto ricordare che la guerra partigiana, comincia l’8 Settembre 1943 e termina il 25 Aprile del 1945.

L’8 Settembre Badoglio comunica che ha firmato l’armistizio con gli alleati. Ma non è la fine della guerra, anzi è solo l’inizio. L’esercito tedesco s’impossessa dell’Italia del Nord e del Centro, per tenere lontani dalle sue frontiere gli alleati e per sfruttare per la guerra nazista le risorse economiche ed umane dell’Italia.

Nascono quindi le bande partigiane, per impedire che questo succeda. Nasce la solidarietà fra popolazione e partigiani per combattere la "Guerra di Liberazione".

Anche in Val Sangone nel Settembre del ’43, sotto la guida del Maggiore degli Alpini Luigi Milano, il 9 Settembre, si raccolgono in vallata i primi gruppi partigiani. Tra gli altri, arrivano dei giovani ufficiali, quali: Nicoletta, Fassino, Magnone, Bertolani ed ex prigionieri alleati.

Inizia quasi da subito, un’attiva partecipazione dei civili alla costruzione della Resistenza nella valle. Il 23 Settembre i tedeschi effettuano il primo rastrellamento, primo, perché nei venti mesi successivi, ne avrebbero effettuati ventisette.

Le prime vittime degli attacchi tedeschi, sono il pittore di Giaveno Guglielmino, ucciso nella sua casa al Colletto del Forno ed una valligiana che non si era fermata all’intimazione di alt dei tedeschi.

Questi episodi di barbarie, suscitano nella popolazione, un sentimento di forte solidarietà con i partigiani e di sdegno per il nemico.

Nell’Ottobre - novembre ’43, i gruppi partigiani si dispongono al Ciargiur con il Maggiore Milano, alla Dogheria con Cantelli e Bertolani, ed al Palè con Nicoletta e Fassino (vedi foto numero 4).

Il 22 Ottobre, viene catturato il Maggiore Milano, ma non s’interrompono gli attacchi ai presidi ed ai depositi tedeschi, che rispondono con un duro rastrellamento.

Quando Milano fu catturato, l’ufficiale Giulio Nicoletta, prende con sé tutti i gruppi di partigiani della vallata e si rifugia in Val di Susa a Mon Benedetto. Dopo una ventina di giorni ritornano in vallata e si dividono in quattro gruppi.

Quello di Giulio Nicoletta al Palè, quello di Sergio de Vitis alla Verna, quello di Nino Criscuolo alla Moncalarda e quello di Franco Nicoletta al Col Bione, questi, sono quasi tutti posti che ora, fanno parte del parco.

Nel Dicembre ’43, continuano gli attacchi ai presidi tedeschi e gli scontri contro i nazifascisti, durante le azioni partigiane per il recupero di armi, vettovagliamenti, ed equipaggiamenti.

Nella valle, le bande partigiane, sono sorrette dalla attiva partecipazione dei gruppi di Resistenza civile. I tedeschi allora intensificano le azioni anti partigiane e di terrorismo sulla popolazione.

Nel Gennaio-Febbraio ’44, la vallata è sotto il controllo delle Forze di Liberazione, dopo l’eliminazione delle squadracce fasciste. Iniziano anche le operazioni in pianura.

Nel Marzo-Aprile ’44, le bande sono formate da centinaia di uomini ed includono anche ex prigionieri sovietici, polacchi, cecoslovacchi e angloamericani.

I problemi organizzativi diventano sempre più gravi, ma il CLN, tenta in tutti i modi di aggiustare la situazione.

Vengono intensificati e diventano più efficaci i colpi, le imboscate ed i prelievi di materiale nemico. Fra le ritorsioni più inumane, ci fu quella dell’eccidio di Cumiana, dove i tedeschi, con l’aiuto delle SS italiane, uccidono 50 civili ed un partigiano pochi minuti prima dell’arrivo del parlamentare partigiano, da loro stessi invitato per lo scambio. Questo, scambio avverrà ugualmente, ma solo con i superstiti.

Nel Maggio ’44, vi furono le più gravi perdite subite dalla Resistenza militare e civile in Val Sangone. Le truppe nazifasciste si scatenarono in un enorme rastrellamento, il più grande. Attaccarono dal fondo valle, dalla Val Chisone, e dalla Val di Susa, accerchiando così i partigiani della Val Sangone.

Gli scontri più duri sono avvenuti al Col Bione, sotto il Colle della Russa ed al Pontetto. Si contarono più di un centinaio di morti.

Nel Giugno ’44, affluiscono nuove leve e le formazioni attaccano la polveriera di Sangano. Il comandante De Vitis, dopo aver conquistato la polveriera, ed aver catturato tutto il presidio, sostiene con un gruppo di coraggiosi, il contrattacco tedesco e cade per consentire la ritirata alla sua formazione.

Nel Luglio-Ottobre ’44, colpi, imboscate, sabotaggi e contro sabotaggi, diventano più numerosi. Gli effettivi delle bande sono più di un migliaio e l’organizzazione diventa più efficiente. La vallata è sotto il controllo partigiano. Gli alleati inviano anche una loro missione in vallata. Popolazione e clero, partecipano con entusiasmo all’opera delle bande.

Essendo molto vicini a Torino ed avendo diverse strade di comunicazione con la Francia, fu possibile compiere numerose spedizioni contro le caserme torinesi e ciò permise di catturare anche molti gerarchi fascisti e ufficiali tedeschi. Proprio per questo motivo furono molte anche le puntate del nemico, in una delle quali, venne catturato e impiccato il comandante "Campana". A comandare la sua brigata, viene chiamato il professor Usseglio (vedi foto numero 5).

Nel novembre-dicembre ’44, i nazifascisti iniziarono grandi rastrellamenti e vi sono molti scontri. Il 27 Novembre, vi fu una grossa operazione di rastrellamento, ma i partigiani seppero organizzarsi bene e non subirono gravi perdite.

Purtroppo, vi fu un lancio da parte degli alleati per rifornire i partigiani delle tre vallate, di armi, su alla Maddalena. Era stato stabilito che avrebbero dovuto farlo in situazione di calma, invece fu fatto all’improvviso e così si presero tutto ov quasi, i tedeschi. Proprio questi, decisero allora di mettere dei presidi in vari paesi ed in varie borgate della vallata e diedero inizio, ad uno stillicidio di azioni terroristiche contro civili e partigiani catturati.

Nel Gennaio-Maggio ’45, le formazioni partigiane, estesero la loro influenza sulla popolazione con la quale vivevano in simbiosi sia in montagna, sia in pianura.

I rapporti con le rappresentanze politiche cittadine, si infittirono e, tra le formazioni, cominciarono a crearsi differenze e cominciarono a scindersi in GL e Garibaldine. Furono comunque tenuti dei collegamenti molto stretti tra queste.

Il 25 Aprile, la Val Sangone, partecipò con mille partigiani alla liberazione di Torino, schierandosi alle porte del capoluogo da Moncalieri a Grugliasco, per impedire l’attraversamento delle truppe del generale Schlemmer, che riversano allora la loro rabbia sugli abitanti del posto provocando sessantasei vittime civili

Dopo venti mesi di dura battaglia le formazioni partigiane, consegnano i poteri militari e civili al CLN di Giaveno. Crolla così l’esercito nazifascista ed è la libertà.

Questi, sono stati gli eventi più importanti successi in vallata, adesso è quindi necessario descrivere i percorsi che i partigiani effettuavano in quel periodo per sfuggire ai tedeschi.

E’ però opportuno ricordare che i partigiani, proprio perché dovevano sfuggire al nemico, non avevano dei percorsi specifici da seguire, ma si spostavano ovunque, l’importante era non finire nelle mani nemiche. Per cui, io citerò soprattutto i sentieri che loro percorrevano per andare alle loro postazioni e per andare a recuperare i rifornimenti. Cercherò, per ogni posto che cito, di spiegare quello che proprio lì è successo.

Prima di cominciare, ritengo sia importante sapere quali erano tutte le bande della zona, e i posti dove erano situate.

Un possibile percorso, è quello da effettuare nel vallone del Sangonetto (vedi cartina).

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Si parte dalla borgata Tonda, all’Indiritto, poi si tocca a Sordini, il torrente Sangonetto, ma solo dopo

passati attraverso le borgate Canalera e Mamel.

Viene poi raggiunta la Dandalera, e di qui si sale alle baite del Palè. Attraversando appena un po’ più sopra, Pian Gurai, si ritorna poi a Tonda passando per le borgate Sisi, Dogheria e Barmarola. Volendo, si possono fare delle tappe al Col Bione e al Lago Blu, ma sono più impegnative dal punto di vista escursionistico.

Tutti i posti che ho citato, sono molto significativi per ciò che concerne il discorso sulla Resistenza in valle. Nel vallone dell’Indiritto, tra il Ciargiur, il Palè e Dogheria, si stanziarono i primi nuclei di partigiani nel Settembre ’43. In seguito alla riorganizzazione delle Case Tessa, resta per qualche mese nella zona del Col Bione solo la banda Nicoletta.

All’Indiritto, torna poi Fassino nel Marzo ’44, dopo la scissione della banda "Nino-Carlo". Questa faceva base fra la Dogheria e Mamel ed era molto attiva anche in Val Susa.

Nel rastrellamento del Marzo ’44, i partigiani, si rifugiarono ai Picchi del Pagliaio e quelli di Fassino, prima di disperdersi in Val Susa, salirono al Lago Blu. Dopo la riorganizzazione del 12 Giugno, la brigata garibaldina "Carlo Carli" di Fassino torna all’Indiritto.

Volendo entrare più nello specifico, parlerò degli avvenimenti successi nelle più importanti borgate citate durante la descrizione di questo percorso.

Mamel e Canalera, sono due borgate dove si dislocò la banda "Geni" di Fassino, dalla primavera del ’44, fino alla pianurizzazione seguita al rastrellamento del novembre sempre del ’44.

Il Palè (vedi foto numero 10), fu sede del gruppo di Nicoletta, dopo la divisione seguita al rastrellamento del 23 settembre, e sede del comando di valle dopo la cattura del Maggiore Milano. In questo posto avvenne anche un lancio paracadutato dagli aerei alleati nella notte del 2 Maggio ’44.

La Dogheria (vedi foto numero 11) invece, fu la sede del gruppo Cantelli-Bertolani, dopo il rastrellamento del 23 settembre. Nella primavera del ’44, vi si dislocarono poi i partigiani del comandante Fassino.

Il Col Bione fu un luogo di scontro a fuoco nel rastrellamento del 10 maggio ’44, e nei suoi dintorni, si dislocarono nell’estate di quello stesso anno, i partigiani della Carlo Carli (vedi foto numero 12).

Al lago blu, non furono mai combattute delle battaglie, ma sempre in quell’estate, si dislocò il gruppo di Fassino, ed ancora oggi, si possono trovare dei muretti a secco che sono resti di baracche di questi partigiani.

Un altro possibile percorso da effettuare, sarebbe quello nella zona del Ciargiur .

E’ un percorso non troppo impegnativo dal punto di vista escursionistico, ma molto interessante sotto il punto di vista storico con riferimento alla lotta partigiana.

Partendo dalla borgata Ferria, situata nei pressi del Forno di Coazze, si percorre il versante a Nord del vallone del Ricciavrè, raggiungendo il Ciargiur per poi far ritorno a Forno, passando per la miniera di talco di Garida.

Il percorso, comprende due luoghi fondamentali per ciò che concerne la Resistenza in Val Sangone. Al Ciargiur, si raccolsero i primi partigiani già dall’autunno del ’43, al comando del Maggiore degli alpini, Luigi Milano.

La borgata Forno di Coazze, fu invece, il capoluogo della Resistenza valligiana; infatti, dalla primavera del ’44 ospitò i comandi delle bande partigiane di Sergio de Vitis, Giulio Nicoletta e in seguito anche della brigata "Sandro Magnone" ai comandi di Giuseppe Falzone. Fu una borgata duramente colpita dal rastrellamento nazifascista del maggio ’44, vennero, infatti, incendiate molte case e ventitré prigionieri furono trucidati in una fossa comune sulla riva destra del Sangone. Alla fine della guerra proprio a Forno, è stato edificato l’Ossario dei Caduti, simbolo della Resistenza in vallata.

I luoghi toccati da questo percorso sono quattro: Ferria, borgata che venne incendiata nel maggio ’44 e dove la chiesa venne profanata e danneggiata; Il Ciargiur, di cui si può solo affermare che fu sede del Maggiore Luigi Milano. Forno di Coazze, già descritto prima ed infine le miniere di Garida dove nel maggio del ’44, furono uccisi cinque partigiani.

Altro possibile percorso da effettuare, è quello nel vallone del Sangone .

Per fare questo itinerario, ancora una volta, si parte da Forno di Coazze, poi si percorre il vallone del Sangone passando dalle miniere di Garida per salire fino al Forte San Maurizio, nei pressi degli alpeggi del Sellery. Al ritorno, si segue il sentiero che tocca la Palazzina Sertorio e il Colletto del Forno.

Alcune località di questo percorso, sono state teatro dei combattimenti più intensi e sanguinosi dell’alta Val Sangone. All’alba del 10 maggio 1944, dei reparti nazifascisti, scollinano dal Colle della Roussa, sorprendendo i partigiani di Sergio De Vitis, accampati nelle grange del Sellery inferiore, nonché quelli di Giulio Nicoletta, sistemati leggermente più a valle, nella Villa Sertorio (palazzina di caccia).

La banda di De Vitis subiva gravi perdite, ed uno dei capi, Sandro Magnone moriva nel combattimento. Gli uomini di Giulio Nicoletta, resistettero e con poche perdite fino nel tardo pomeriggio quando, grazie al sopraggiungere di una fitta nebbia, poterono mettersi in salvo in direzione dei Picchi del Pagliaio. In quell’occasione, fu distrutta a colpi di mortaio la Palazzina Sertorio.

Il Sellery e la Palazzina Sertorio, furono entrambe sede del combattimento avvenuto il 10 maggio 1944

Il Colletto del Forno invece, fu sede delle bande di Giulio Nicoletta e Sergio De Vitis nei mesi di marzo e aprile ’44. Qui furono tenute prigioniere le SS italiane, catturate dai partigiani a Cumiana, e oggetto delle drammatiche trattative che per decisione dei tedeschi porteranno all’eccidio di Cumiana del 3 aprile 1944.

Ultimo percorso, ma sicuramente non meno importante, è quello dell’anello di Coazze

Da Coazze, si sale passando per la borgata Ruffinera, alla Collina del Castello e alla Mattonera. Si raggiungono poi il Pianiermo e l’Alpe Brunetto.

Discendendo lungo la strada sterrata del Col Bione, s’interseca il Sentiero dei Franchi e si devia verso il Bosco Ugo Campagna. A questo punto s’incontrano le Case Tessa e le Prese del Colonnello, poco prima di giungere alla Pradera, cava di pietra usata per costruire il Santuario del Selvaggio.

Da Selvaggio Sopra, passando per le borgate Mulino, Ruadamonte e Trucetto, si ritorna a Coazze. Questo, essendo il capoluogo, è stato il punto d’appoggio delle bande partigiane operanti sui monti circostanti. Dappertutto nel paese, ora sono presenti vie, lapidi, cippi e fontane che ricordano gli avvenimenti o le vittime della Resistenza.

Sui monti a nord di Coazze, si concentrano i partigiani nell’autunno del ’43 e dopo la riorganizzazione delle Case Tessa, in zona resta solamente la banda di Nicoletta.

In queste zone, sono stati numerosi i partigiani e i civili uccisi e numerose baite, sono andate distrutte durante i rastrellamenti.

A Coazze, vi sono principalmente tre edifici che sono da considerare importanti per ciò che concerne quel periodo: l’ex Municipio, in Viale Italia 61, usato come carcere durante il rastrellamento del 10 maggio ’44; Villa Prever, sede del comando del presidio tedesco, istituito dopo il rastrellamento del 27 novembre ’44 e mantenuto fino al marzo del ’45. Infine l’ex oratorio situato in Piazza Vittoria, che serviva da prigione per gli ostaggi.

Nelle borgate Mattonera e Pianiermo, si stabilisce la banda Nicoletta nel dicembre del ’43, dopo la divisione di Case Tessa. Alla Mattonera vi sono ancora i resti di baite bruciate durante i rastrellamenti.

Il Colle Remondetto, insieme con il Col Bione e il Colle Braida, fu uno dei transiti per i rifornimenti e le azioni partigiane in Val Susa.

A Case Tessa, alla fine di novembre ’43, dopo il disorientamento seguito alla cattura del Comandante Luigi Milano ed al rastrellamento del 13 novembre, si riuniscono circa un centinaio di partigiani. Questi, decisero di dividersi in piccole bande, più funzionali alla guerriglia. La banda "Nino-Carlo" si stanziava sullo spartiacque cumianese, vale a dire alla Verna e Moncalarda; la De Vitis, si spostava verso Forno e la Nicoletta, verso la Mattonera e Pianiermo.

Alle Prese del Colonnello, Demetrio Tessa è fucilato nel cortile di casa sua dai tedeschi, che si apprestavano alla già citata rappresaglia al Selvaggio.

Infine al Selvaggio Sopra, due prigionieri inglesi, confessarono di essere stati ospitati in borgata, dopo essere stati catturati dai tedeschi nel corso del rastrellamento del maggio ’44. Fu immediata la rappresaglia nazista. Durante il corso di questa, furono catturati cinquanta ostaggi (trasferiti poi alle carceri "Nuove" a Torino ed in seguito deportati in Germania); cinquanta famiglie rimasero senza tetto e trentadue case furono incendiate e distrutte.

In conclusione io penso che questi eventi siano stati tutti molto significativi per l'intera vallata e soprattutto, per la popolazione che in essa abitava.